TEMPO DI RIVERBERAZIONE (T60)

Il concetto di Tempo di Riverberazione e la sua misurazione

In un qualsiasi ambiente confinato destinato alla permanenza umana (un ufficio, un reparto industriale, una sala ristorante, etc.), il suono generato da una qualsiasi sorgente sonora, quale ad esempio una persona che parla, un altoparlante o il rumore di un macchinario, giunge al nostro orecchio in vari modi, ossia in modo diretto (dalla sorgente al nostro orecchio) e in modo riflesso attraverso le superfici del locale (pareti, soffitti, pavimenti, arredi, oggetti, etc.).

Ovviamente se le superfici del locale in cui ci troviamo sono molto lisce e rigide, quali ad esempio le superfici piastrellate, i vetri, le pareti nude in muratura, si avrà una condizione per cui il suono originario continuerà a “rimbalzare” nello spazio per parecchio tempo senza disperdersi, viceversa, se le superfici sono costituite da materiali che assorbono il suono e non lo riflettono, il suono si estinguerà in breve tempo.

Il Tempo di Riverberazione è esattamente questa sorta di “coda sonora” che permane dopo che un suono è stato emesso ed è misurabile in secondi.

Nella pratica comune è stato adottato un Tempo Convenzionale di Riverberazione denominato T60 a cui ci si riferisce in genere parlando di Tempo di Riverberazione, che rappresenta il tempo necessario (in secondi), affinché un suono originario si riduca di 60 decibel (dB) rispetto al valore iniziale.


Per individuare il valore di T60 di un qualsiasi ambiente sono possibili 2 metodi:

METODO 1 - Il metodo pratico strumentale, che prevede una misura in campo con uno strumento chiamato fonometro (che è in grado di rilevare i livelli sonori) e con l’ausilio di una sorgente sonora che generi un rumore campione (ad esempio lo scoppio di un palloncino, il colpo di una pistola a salve, etc.).

Esempio: viene emesso un suono o rumore, ad esempio a 105 decibel e si va a misurare dopo quanto tempo tale suono si è ridotto nell’ambiente ad un valore di 105 – 60 = 45 decibel.

Il tempo necessario (supponiamo 2,3 secondi) sarà il T60 di quel determinato ambiente.

METODO 2 - Il metodo analitico (comunemente il Metodo di Sabine), che prevede un calcolo che si basa sulle dimensioni del locale, e sulle caratteristiche delle sue superfici.

Formula di Sabine:

T60 = 0,161 * (V/A)

dove (V) è il volume dell’ambiente analizzato, espresso in metri cubi ed (A) è detta area equivalente di assorbimento acustico.

Tale Metodo di Sabine risulta nella pratica di facile applicazione e consente a tutti di imparare a gestire tecnicamente il tema della correzione acustica di un ambiente.

Abbiamo pertanto dedicato al tema una apposita pagina di questo sito con una mini-guida semplificativa: Calcolare il Tempo di Riverberazione (T60) di un ambiente.

Le attività tecniche che hanno la finalità di raggiungere una condizione di comfort acustico all’interno di un ambiente, prevedono proprio di operare su questo valore (in secondi) del Tempo di Riverberazione, cercando di ridurlo a valori ottimali.

I valori ottimali di Tempo di Riverberazione differiscono in base alla destinazione d’uso dell’ambiente e possono essere ricavati da apposite tabelle oppure calcolati con il metodo che trovate nella pagina di questo sito: Tempi di Riverberazione Ottimali.

(Approfondimenti)

La differenza tra riverberazione ed eco

Nella pratica comune, i concetti di riverberazione ed eco sono spesso accomunati, bisogna però evidenziare che tra i 2 concetti esiste una sostanziale differenza.

Cominciamo con il dare 2 parametri di riferimento:

L’essere umano non è in grado di distinguere e separare 2 suoni che giungano al proprio orecchio a meno di 0,1 secondi di distanza l’uno dall’altro, percepirà pertanto i 2 suoni ravvicinati come un suono unico.

Il suono viaggia nell’aria alla velocità di circa 340 metri al secondo.

Ne consegue che nei normali locali confinati di dimensioni ridotte (al di sotto dei 17 metri tra l’ascoltatore e le superfici più vicine), un qualsiasi suono o rumore emesso in prossimità dell’ascoltatore, dopo il primo ascolto diretto, ritornerà alle sue orecchie “rimbalzato” dalle superfici del locale, dopo aver percorso una distanza di 34 metri 17(andata) + 17(ritorno), prima che passi 0,1 secondo e sarà quindi assimilato al suono originario (concetto di riverbero).

Si consideri che ciò accade per tutti i singoli suoni e rumori generati nell’ambiente e ciò ci da una immediata comprensione del motivo per cui negli ambienti molto affollati e rumorosi, si genera una pesante condizione di caos e disagio uditivo, considerando anche che i comuni ambienti hanno in genere dimensioni molto inferiori ai 17 metri di cui abbiamo parlato.

Nulla quindi a che vedere con la ricchezza di suoni stratificati e distinti, talvolta ad esempio riscontrabili nelle cattedrali, negli anfiteatri e nelle grandi sale di ascolto musicale, dove grazie alle grandi dimensioni, il suono originario ritorna alle nostre orecchie ben nitido e distinto (concetto di eco).